La riforma del lavoro

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La riforma del lavoro

28 gennaio 2014
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Le nuove attivazioni, ovvero i nuovi contratti di assunzione nel 2012 sono stati a tempo determinato per il 69%, la durata media di un contratto a tempo determinato è contenuta entro i 3 giorni, il dato è sostanzialmente confermato nel 2013, drastico calo dei contratti a tempo determinato, contenuto il numero dei contratti di apprendistato (oscillano tra il 2 ed il 3% del totale. Il tasso di conferma degli apprendisti con passaggio a tempo indeterminato è di poco sopra l’1%.

(fonte: IL SOLE 24 ore).

Sono numeri da spavento, sicuramente di un’economia in crisi, la nostra, che fatica a riprendersi e che sconta un grave deficit imprenditoriale, certo.

Tuttavia ritengo che questi numeri suggeriscano anche altre letture, che certamente tengano conto di congiuntura internazionale e locale, che considerino una certa immobilità della nostra imprenditoria, spesso più finanziaria che industriale, ma che guardino anche da altre angolazioni.

Ormai è l’economia globale che è flessibile, è assurdo ritenere che non lo sia la regolamentazione del lavoro. La politica ha risposto con una miriade di tipologie contrattuali, che sostanzialmente scaricano sul lavoratore il peso della precarietà, che alla lunga ci consegnerà una società più povera, non solo economicamente, ma anche in termini di intelligenze, competenze, sviluppo e progresso.

A mio parere, la riforma dei contratti di lavoro non può passare attraverso la formula “guadagnamo meno, lavoriamo tutti” perché i Sovietici ci hanno insegnato che è un modello che non funziona.

Occorre trovare modalità di ricompensa modulare, che premino il merito e l’intraprendenza, ma che tutelino anche chi non ha il dono di essere un genio. Ormai è il mondo moderno che impone a tutti di essere imprenditori di se stessi. Come? Attraverso un meccanismo tipo quello descritto di seguito:

  • Contratto unico nazionale per tutti i settori economici
  • Retribuzione minima garantita, con adeguamenti progressivi che tengano conto di livello ed anzianità, si tratta di un diritto acquisito che ogni dipendente riceve all’atto dell’assunzione: es., 10.000 € per il livello più basso, 20.000 € per il più alto (valori lori annui).
  • Retribuzione a risultato garantita a tutti i dipendenti, commisurata ai risultati aziendali collettivi, parametrata al fatturato raggiunto, con adeguamenti progressivi che tengano conto di livello ed anzianità, è una contrattazione obbligatoria da ripetersi annualmente: es., una percentuale tra il 5 ed il 10% del fatturato da suddividere tra tutti i dipendenti
  • Retribuzione a risultato individuale, scorporata dai precedenti punti e contrattata direttamente dal dipendente con la direzione (MBO), per periodi o progetti specifici concordati.
  • Alle precedenti categorie vanno aggiunte eventuali indennità individuali, contrattualizzate a livello nazionale e valide solo per il periodo di effettiva applicazione: reperibilità, straordinario, lavoro notturno, lavoro a rischio, ecc.
  • L’onere dei versamenti contributivi resta a carico dell’azienda, le trattenute individuali saranno commisurate alla retribuzione effettiva.
  • I contratti a tempo determinato, a progetto, stagionali e di apprendistato, vanno contingentati a livello locale (Regione e/o Comuni)

Una soluzione di questo genere deve abbinarsi all’abolizione della cassa integrazione, sostituita da un sussidio di disoccupazione fisso e contento per un periodo di massimo 1 anno, con l’obbligo, per l’imprenditore di riassumere il lavoratore alle medesime condizioni precedenti in caso di ripresa economica.