La CIG ha ancora senso nel 2014?

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La CIG ha ancora senso nel 2014?

30 gennaio 2014
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Di cassa integrazione si parla dal 1951, quella attuale data 1975.
Lo scopo è di aiutare le aziende in difficoltà momentanea, alleviando il costo dei lavoratori temporaneamente on utilizzati.

La cassa ordinaria, CIGO, è a carico dell’Inps, quella straordinaria, CIGS, la finanzia il ministero del lavoro. In sostanza la collettività si fa carico di sopperire ai mancati guadagni dei lavoratori, ma solo di quelli con contratti tipici, leggasi tempo indeterminato, il cui posto di lavoro è a rischio.

Questa non era la ratio legis iniziale, che prescriveva appunto una difficoltà momentanea; sappiamo tuttavia, che alcune grandi aziende hanno nel tempo spesso utilizzato la CIGO come strumento gestionale e non come intervento temporaneo in attesa della ripresa economica.

Oggi la cassa diventa spesso CIGS e si tramuta poi in lite di mobilità, quindi licenziamenti, significa pertanto non affrontare il problema, ma porre un palliativo che dilazione semplicemente il momento dell’uscita del lavoratore dal circolo produttivo, fatto che comporta alcune notevoli conseguenze negative, soprattutto in un momento storico nel quale c’è bisogno di riconversione, non di assistenza.

Infatti, troppo spesso si assiste a situazioni di “cassintegrazione cronica” che dura qualche anno, in questo caso il lavoratore, comprensibilmente, spera di poter un domani rientrare al lavoro, cerca di arrangiarsi con qualche lavoro di straforo (non è consentito, ma ahimè avviene) ed alla fine resta spesso frustrato e perde comunque il lavoro, col risultato che trovarne un altro diventa difficile, per motivi di età, obsolescenza delle competenze, crisi del settore e/o dell’area territoriale dove operava.

In questa situazione, il Governo finanzia la cassa CIGS prelevando risorse dagli accantonamenti per la formazione (legge 236/94 e legge 388/2000 che istituisce i fondi interprofessionali). Sembra uno scherzo, laddove ci sono risorse per lo sviluppo, la conversione e la riqualificazione accumulate dal monte versamenti INPS mensile (quindi soldi dei lavoratori) queste vengono depauperate per prolungare l’agonia di aziende che rischiano di essere decotte.

In sostanza, la cassa integrazione assomiglia a tentare di svuotare le stive di una nave con le paratie squarciate da una collisione, portando sottocoperta le scialuppe di salvataggio per riempirle d’acqua e svuotarle dopo in mare: non è solo questione di tempo, significa anche usare male risorse preziose (le scialuppe) per salvare la nave (azienda) mentre i passeggeri (lavoratori) alla fine inevitabilmente annegano lo stesso (perdono il lavoro spesso per sempre).